Poesie d’Amore su Tela: conosciamo Arianna Niero

Ci puoi raccontare brevemente la tua formazione e il tuo percorso professionale?

Lavoro nella comunicazione da una vita, come copywriter e direttore creativo, parole e creatività sono il mio pane quotidiano. Poi la poesia mi ha scelto. Ma mettere il nero su bianco non mi è bastato, ho voluto che ogni parola fosse scritta trascritta sancita ricamata.

Così sono nate le “Poesie d’Amore su Tela”.


Quale tecnica utilizzi nelle tue opere?

Il ricamo appunto, un punto molto semplice al completo servizio delle parole.

Ogni poesia ha il suo colore. Lavoro preferibilmente con lino e cotone, solo con tessuti usati, anche se strappati o macchiati, per stratificare le mie emozioni su quelle di chi li ha “vissuti” prima di me: federe, teli da bagno, camicie da notte, lenzuola, sottovesti, anche un cappotto di sartoria del 1950, e due abiti da sposa recuperati nel magazzino di un convento.



Cosa pensi della città di Milano e dei milanesi rispetto all’arte (raccontaci tue esperienze ed eventi passati)?

Le “Poesie d’Amore su Tela” sono nate a Milano, e nella mia prima mostra alla Libreria Hoepli erano descritte anche come Luce a Milano. Sono intrinsecamente legate alla mia Milano: Cucchi in Corso Genova, le Gallerie d’Italia, Palazzo Reale, Corso Vittorio Emanuele d’inverno sotto la pioggia alle otto del mattino, i giardini di Porta Venezia, il museo di Storia Naturale, Via Maroncelli e il Centro Sant’Antonio dei Frati francescani, la libreria Centofiori, il cinema Centrale e l’Apollo, tutte le persone che ho incontrato e che si sono emozionate davanti alle mie opere e che, a loro volta, mi hanno fatto emozionare con le loro reazioni.

Quell’elegante signora della Milano bene che mi ha voluto conoscere, e che poi mi detto con voce bassa e pacata: “Un lavoro davvero delicatissimo”.


Hai dei nuovi progetti in cantiere?

A fine mese comincerò un giro per esporre le “Poesie d’Amore su Tela” nelle Biblioteche, partirò il 23 gennaio dalla biblioteca di Tradate (VA), dove ho sono nata e ho vissuto fino ai vent’anni. Poetic come back.

Con I Poeticanti (Roberta Turconi, attrice @rob_poeticanti su Instagram e Paolo Provasi, cantante e musicista @paolo_poeticanti su Instagram) abbiamo invece creato una vera e propria performance poetica: “Versi tersi”.

Io stendo i panni ricamati su fili da bucato e loro suonano e recitano i testi delle mie poesie. Poi vorrei anche poter proseguire l’esperienza del Laboratorio di Poesia Anticonvenzionale “Emozioni tra le righe” che, grazie a un’intuizione di Frate Carlo Cavallari e al sostegno della Fondazione Cariplo, si è svolto durante tutto il 2022 presso il Centro Sant’Antonio di Milano e che è stato dedicato agli ospiti, ai volontari e ai frati stessi. Ne ho tratto una versione più breve e snella e mi auguro che il progetto possa proseguire.


Ci puoi raccontare, brevemente, un aneddoto particolare avvenuto durante la tua carriera di poetessa tessile?

Mi viene in mente una volta in Triennale, dove nel 2019 ho esposto durante il Festival dell’Amore, di fronte alla stessa poesia, ricamata in scarlatto su una sottoveste in seta di una prima notte di nozze del lontano 1966, due donne, hanno avuto una reazione opposta.

“Chiusa nella pancia

La stramaledetta sofferenza

Presto

Darò alla luce

Un cuore rotto”

La più giovane, sui vent’anni, si è commossa fino alle lacrime, mi ha così colpita che mi sono avvicinata e l’ho abbracciata. L’altra, circa la mia età, nervosissima mi si è avvicinata lei e mi ha detto tra i denti: “Quella poesia è brutta!”, io le ho risposto tranquilla: “In che senso?”. Lei allora ha abbassato gli occhi e mi ha spiegato: “È triste…”.


Abbiamo conosciuto, dunque, un’artista molto originale che speriamo possa piacere anche ai nostri lettori. Una forma di espressione davvero elegante e, nello stesso tempo, “vissuta” e passionale.

Potete trovare informazioni su Arianna Niero nel suo profilo Instagram.

Professione “air specialist”: conosciamo Eliana Pezzetti.

Ci puoi raccontare brevemente la tua formazione e il tuo percorso professionale?

Ho studiato segretariato d’azienda, un istituto sperimentale che mi ha dato una notevole formazione e preparazione, in particolar modo in diritto e ragioneria. E grazie alle conoscenze acquisite in queste due materie, si è sviluppata la prima parte del mio percorso professionale, in quanto ho lavorato come contabile prima e successivamente responsabile di contabilità. Dopo qualche anno, sono passata al commerciale, dove seguivo offerte e gare per un particolare settore diagnostico. Gli ultimi 10 anni come dipendente li ho fatti nel marketing e comunicazione, e ho conseguito un master in digital marketing. Dopodiché la svolta, ho deciso che essere dipendente non faceva più per me e lì ho “incontrato” il network marketing e la vendita diretta.

Cos’è il “lavaggio dell’aria” per Gioel e come funziona?

L’idea nasce da una domanda:

“Come si potrebbe far piovere in casa per pulire l’aria, che è la cosa più importante per la qualità della nostra vita?”

Gioel ha voluto fortemente, tramite una continua attività di ricerca, specializzarsi nel mettere a punto sistemi per l‘abbattimento dell’inquinamento indoor e dell’igienizzazione. L’utilizzo di sola acqua e vapore, senza l’aggiunta di detersivi o prodotti chimici, permette di diminuire l’inquinamento svolgendo allo stesso tempo un’azione estesa contro acari, batteri, polveri, funghi, allergeni e altre particelle o sostanze inquinanti.

Quanto è importante la sanificazione degli ambienti, anche in epoca covid?

Premesso che la legislatura, soprattutto per quanto attiene i locali pubblici, aveva già definito i parametri e gli strumenti necessari ad assicurare una corretta sanificazione, con il Covid le procedure e i protocolli sono stati integrati con procedimenti che potessero garantire l’abbattimento della carica virale, mantenendo buona la qualità dell’aria. Anche attraverso il ricambio nei vari ambienti.

La sanificazione e il lavaggio dell’aria di Gioel tuttavia possono essere fatti in tutta tranquillità, in quanto utilizzano esclusivamente acqua e nessun tipo di detersivo.


Cosa pensi della città di Milano e dei milanesi rispetto all’inquinamento
e alla pulizia degli ambienti?

Sono una milanese che da qualche anno è andata a vivere in Brianza, scelta fatta quasi esclusivamente per motivi di salute dovuti proprio all’inquinamento.

Anche se devo dire che in questi ultimi anni forse un po’ è diminuito, rimane tuttavia una metropoli e ahimè l’inquinamento sarà molto difficile riuscire almeno a dimezzarlo, fatto salvo un grande cambiamento necessario sia in termini culturali che di attuazione di politiche cosiddette “green”.

Il punto è che la maggior parte delle persone (non solo i milanesi) sanno cos’è l’inquinamento esterno e molto poco di quello interno delle sue cause e dei suoi effetti!

Basti sapere che è 5 volte superiore!

In generale dal Covid l’attenzione alla pulizia degli ambienti è decisamente aumentata, anche se l’utilizzo di sostanze chimiche aumenta l’inquinamento!!!

Ci puoi raccontare, brevemente, un aneddoto particolare avvenuto durante la tua carriera di “air specialist”?

Sicuramente un aneddoto particolare è successo a Bergamo, durante una demo in un ristorante!

Dopo aver utilizzato il sistema di sanificazione professionale su alcuni ripiani della cucina, il proprietario ha voluto verificare anche la validità su alcune parti della pavimentazione e, soddisfatto del risultato ha chiesto al collega se potesse mostrargli l’utilizzo sui vetri… Con una bella risata la risposta è stata che noi vendevamo i sistemi, non un servizio di pulizia!!!


Siamo dunque felici di avervi presentato Eliana e la sua professione così al passo coi tempi. Grazie per la disponibilità!

Per saperne di più: www.elianapezzetti.it (Immagini tratte dal sito).

Salute mentale e generazione Z

Venerdì pomeriggio scorso, nella cornice del Salone d’onore della Triennale di Milano, si è svolto un dibattito, moderato dalla giornalista Andrea Federica De Cesco, nell’ambito della festa-festival “Il tempo delle donne“, organizzata dal Corriere della sera.

La moderatrice ha introdotto il dibattito ricordando che la percezione sulla salute mentale, negli ultimi due anni, è molto cambiata e, a seguito di un’inchiesta su un campione di oltre 3000 persone, sono emersi dati interessanti.
Ha coinvolto varie persone, tra cui i sei invitati. I due temi portanti sono: 1) i social media (dove da tempo si parla liberamente di salute mentale) e 2) la generazione Z, ovvero i giovani tra i 25 e i 13 anni.

Valeria Locati e Aurora Ramazzotti sono state le prime due a parlare.
La prima, psicologa e psicoterapeuta, ha ricordato che, nei social, c’è anche fin troppa confusione riguardo all’argomento “salute mentale”. Ma c’è bisogno di trovare catalizzatori di storie (come Aurora, per esempio, che ha moltissimo seguito) per essere visti e compresi e seguire comunque rigide regole di deontologia professionale. Aggiunge una frase molto ad effetto: “La salute mentale è salute. E non un problema“.

Aurora Ramazzotti, dal canto suo, ha raccontato le sue esperienze personali, dirette o indirette, con l’ansia o la depressione ed è consapevole del problema, tanto da essere testimonial della proposta di legge lombarda sull’istituzione della figura dello “psicologo di base“.
Aurora afferma con cognizione di causa che “le generazioni future potranno essere il cambiamento di cui il mondo ha bisogno”.
La figlia di Eros e Michelle è conduttrice, per Freeda, di “Blue chats“, talk sulla salute mentale giovanile insieme proprio alla psicologa Valeria Locati.


Il dibattito è proseguito con Francesca Picozzi e Valerio Mammone.
La Picozzi, 27enne psicologa, ha un profilo su tik tok dove affronta con ironia e senza banalizzazione i problemi quotidiani delle persone. Afferma con convinzione che “l’ironia è molto potente anche nella cura. Con i miei pazienti riesco anche a far fare loro grandi risate, così come con il mio terapeuta”. Un ricordo va a Patch Adams.

Mammone è, invece, direttore di “Scuola zoo“, portale seguitissimo dagli studenti di medie e scuole superiori.
Ha creato uno sportello digitale, insieme agli specialisti, che offre consulenza gratuita ai ragazzi sui vari temi. All’inizio era focalizzato sull’educazione sessuale, ora è evidente l’esigenza di parlare di attacchi di panico, ansia e depressione. I ragazzi sono, infatti, quelli che più hanno sofferto negli ultimi anni di grandissima incertezza, tra pandemia, guerra e crisi economica e sociale.


Gli ultimi due relatori sono stati Ariman Scriba e Jonathan Zenti.
La prima, mental health advocate, ha ricordato le condizioni critiche degli ospedali psichiatrici dove ci sarebbero ancora costrizioni fisiche e un eccessivo abuso di psichiatrizzazione. Sono stati anche dati i numeri dei suicidi in carcere: dall’inizio del 2022 sono ben 59.
Zenti è invece un audio documentarista e podcast designer, cresciuto nel Nord-Est e adottato da Milano. Il suo “Problemi” è molto seguito dai ragazzi e ciò che egli ritiene importante sottolineare è che l’accessibilità alle cure (da psicologo o da psichiatra) non è ancora cosa per tutti. Oltre a stigmatizzare l’uso della violenza, aspetto a volte correlato con le persone in cura. Interessante il suo libro, dal titolo “Problemi. Una guida per capire l’assurdità del presente”.


Speriamo che questo dibattito possa davvero veicolare questi temi, tra i giovani e giovanissimi, nel migliore dei modi.
E teniamo d’occhio l’iter della proposta per lo psicologo di base.

I partecipanti

La Triennale di Milano

Si ringrazia il Corriere della sera per l’invito e tutti i partecipanti al dibattito.
Foto nostre.

Si avvicina il “Tempo delle donne 2022”

Dal 9 al 12 settembre si svolgerà la nona edizione de “Il Tempo delle Donne“, evento organizzato dal Corriere della Sera e da la27maOra. Le locations sono, per i primi tre giorni, la Triennale, mentre nel giorno di chiusura l’Università Statale di Milano.

E noi faremo un salto, come in altre passate edizioni, per assistere a incontri che riteniamo interessanti.

Qui il resoconto dell’edizione 2015

Professione architetto: conosciamo Gioia Giordano.

Ci puoi raccontare brevemente la tua formazione e il tuo percorso professionale?

Mi sono laureata in Architettura presso il Politecnico di Milano con indirizzo Progettazione, ed inizialmente ho lavorato presso studi di architettura ed urbanistica. Il mio primo amore è stata infatti proprio l’urbanistica: l’arte, l’utopia e la scienza di progettare la città con il suo complesso tessuto di funzioni, scambi e relazioni, mi ha sempre affascinata.
Mi sono occupata poi di progettazione edilizia, e soprattutto di ristrutturazioni di interni. Dopo qualche anno sono stata assunta presso l’ufficio tecnico dell’ Arcivescovado di Milano, esperienza molto
interessante.
Mi sono trasferita all’estero, in Lussemburgo, per esigenze di lavoro di mio marito, e nel 2017 sono tornata a Milano.

Nel 2018 ho iniziato, del tutto casualmente, a lavorare nel mondo dell’immobiliare, ed è stato per me un colpo di fulmine: ho scoperto un lavoro variegato e complesso, che mi ha messa a dura prova e che ha
fatto emergere caratteristiche e qualità che non sapevo di avere.
Oggi capacità comunicativa, empatia, capacità di negoziazione sono i miei strumenti di lavoro imprescindibili, unite ovviamente alle conoscenze legali e tecniche.

Quali sono stati gli effetti della pandemia sul mondo immobiliare?

La pandemia ha lasciato un segno forte sul nostro modo di vivere sia lo spazio privato, la casa, sia lo spazio pubblico, la città.
L’esperienza del lockdown e dello smart working hanno modificato l’ambiente casa profondamente: mentre prima numerose funzioni erano delegate agli spazi altri, esterni ( palestra, ufficio, ristorante,
scuola ecc…), e la casa era vissuta come base d’appoggio o rifugio da vivere solo durante le ore serali, dopo il lavoro, con la pandemia abbiamo dovuto concentrare tantissime funzioni all’interno dello
spazio domestico, con esiti spesso stressanti, quando non addirittura disastrosi.

Le richieste degli acquirenti sono perciò cambiate, è nato il desiderio di allontanarsi dalla città verso aree più a contatto con la natura e dove i prezzi consentissero superfici più generose, in grado di garantire privacy maggiore ai membri delle famiglie.

Quali sono le richieste più assidue nelle nuove abitazioni in termini di sostenibilità o anche in termini di design?

Oggi la richiesta più frequente è quella di appartamenti più ampi, decentrati ma ben collegati coi mezzi, e preferibilmente perfettamente ristrutturati, con materiali dalle tonalità neutre e morbide, e di facile
pulizia.

La grande attenzione all’igiene ed alla facilità di manutenzione e di sanificazione della casa sono un altro frutto della pandemia che ancora ci accompagna.

Qual è l’apporto “in più” di un architetto nella mediazione e nella vendita di immobili?

Mi sento molto avvantaggiata dal fatto di essere un architetto: quando seguo i miei clienti sento di poter dare loro un supporto maggiore. Mi capita infatti spessissimo di evidenziare le caratteristiche strutturali e
tecnologiche dell’immobile di loro interesse, i vantaggi o gli svantaggi legati all’orientamento di un immobile, e gli eventuali costi di ristrutturazione. Inoltre mi risulta facile poter dare dei consigli
sull’arredamento e sull’ uso dei colori per modellare gli spazi, e vedo che questo è un apporto in più molto gradito.

Ci puoi raccontare un aneddoto curioso legato alla tua professione?

Devo l’inizio della mia carriera nell’immobiliare …al mio cagnolino Zippo! Portando a spasso lui, infatti, ho conosciuto la mia prima cliente: la signora, proprietaria di un cagnolino a sua volta, aveva un monolocale che non riusciva a vendere da sola, e voleva realizzare una cifra sostenuta.

Le ho chiesto di farmelo vedere e, durante il sopralluogo, le ho consigliato di tinteggiare le pareti di bianco, eliminando i colori verde menta e rosso ciliegia, che creavano un effetto sgradevole ai più e rimpicciolivano gli spazi. La signora si è fidata di me, ha imbiancato, mi ha poi dato l’incarico in esclusiva, ed io sono riuscita a vendere il suo immobile in pochi giorni, con sua stupita soddisfazione e gratitudine. Devo proprio dire grazie al mio Zippo, il mio fedele assistente a quattro zampe!


Siamo dunque felici di avervi presentato un architetto che partecipa al mondo dell’immobiliare, tra vendite, locazioni e ristrutturazioni. Pensiamo che sia risultato evidente quel “surplus” che va a vantaggio di una agenzia immobiliare.

Casarialto al Fuorisalone: un’esperienza unica.

Sabato scorso, alla fine di alcune visite a palazzi storici e negozi lungo il percorso del Fuorisalone (in occasione del Salone del Mobile), mi sono imbattuto in uno spazio che mi ha veramente impressionato positivamente.

Parlo dell’esposizione di Casarialto nella suggestiva location di Palazzo Bagatti Valsecchi in Via Santo Spirito.

La linea Casarialto nasce nel 2008, come frutto di una visione globale: un lavoro che parte da Catherine Urban (con la quale ho avuto una deliziosa chiacchierata) e la sua passione per la lavorazione del vetro, che sfocia nella creazione di prodotti per la decorazione della casa e la tavola. Trasferendosi nei pressi di Venezia, Catherine ha conosciuto maestri vetrai con i quali ha avviato una collaborazione diretta intrecciando il suo spirito moderno e pratico con le loro radici centenarie.

Casarialto si basa sul concetto di creare prodotti che esprimano alta qualità, unicità e abbiano uno scopo pratico, supportando il lavoro dei piccoli laboratori. Il Veneto presenta un ricco panorama artigianale.

Tradizione e innovazione assieme ad un approccio flessibile, sono risorse incredibili per lo sviluppo di produzioni piccole e speciali.


Ed è proprio questo speciale connubio tra tecniche tradizionali e applicazioni moderne e tecnologiche che ho apprezzato particolarmente.

Bellissima la lampada “Tornasole“, che coniuga l’arte del vetro soffiato a mano libera, firma di Casarialto, alla sofisticata tecnologia del monitoraggio della qualità dell’aria (tema attualissimo), attraverso laser e sensori e realizzato dall’osservatorio Breathgeneration.

La lampada, ingentilita da rametti e un uccellino, cambia colore per avvisare quando è necessario aerare l’ambiente.

Altro connubio tra tradizione e tecnologia moderna sono i cuscini “Astra MCc1“, dove si fondono più di due secoli di tecniche di tessitura: dal filo di cotone al filo di luce.

Da notare, oltretutto, lo sfondo del palazzo a rendere gli oggetti di design come “coccolati” in uno spazio gentile, come loro.

Infine i bellissimi sgabelli e tavoli da caffè ricoperti di mosaici le cui tessere di vetro (circa 7000 in uno sgabello) sono state inserite ad una ad una in un lavoro certosino realizzato dall’artista Michela Nardin, già collaboratrice di Casarialto e fondatrice di MNMVenezia.

Un gioco di colori e un mix tra arte e design, nuovamente sorprendente!


Insomma, in conclusione, un omaggio ad un atelier che non è di “Milano e Lombardia” (area geografica di cui il blog si occupa), ma che ha meritato e merita la massima attenzione. Con la speranza di incontrarsi al più presto in altre occasioni!

House of Switzerland: visita e resoconto.

Ieri abbiamo fatto una breve visita alla mostra “House of Switzerland“, all’interno dei locali della Casa degli Artisti, in corso Garibaldi a Milano.

La mostra è organizzata da “Presenza Svizzera” insieme all’Ambasciata di Svizzera a Roma e al Consolato Generale di Svizzera a Milano e ai suoi partner strategici Svizzera Turismo, Svizzera Impresa Globale e Pro Helvetia.

Fino al 1 giugno sarà possibile anche partecipare ad eventi incentrati sui temi dell’innovazione, della sostenibilità, dell’arte e della cultura.

Interessante, nella visita, la possibilità di effettuare il “I need Swisstainable“, un percorso multisensoriale, il DNA sostenibile della Svizzera e l’approccio green al viaggio, declinato in diversi aspetti.

E’ interessante anche la possibilità di degustazioni, anche all’interno del bistro’, basato sul concetto di Slow Food e arricchito con erbe selvatiche, aromatiche e medicinali. Ci sono alcuni tipici tavoli di legno anche all’esterno sul corso.

Nel mese di giugno, poi, dal 6 al 12, House of Switzerland ospiterà mostre creative di istituzioni, scuole e marchi svizzeri, offrendo uno spaccato dell’industria del design svizzero, in occasione di “Milano Design Week“.

Riteniamo, dunque, che sia interessante seguire queste iniziative, legate sempre al nostro concetto di “Milano che lavora”. E, lasciatecelo dire, dopo due anni di pandemia, ci è parso di tornare, seppure in piccolo, ad Expo Milano 2015!

Incontro con Gianpaolo Giarin, consulente finanziario

  1. Ci puoi raccontare brevemente la tua formazione e il tuo percorso professionale?

La mia carriera professionale in ambito finanziario parte agli inizi degli anni 2000 (dopo una breve esperienza amministrativa di 3 anni presso una Casa di Cura a Milano) presso Arca SGR, società di gestione risparmio molto conosciuta nel panorama nazionale, soprattutto nell’ambito delle banche popolari.

La mia ambizione però era quella un giorno di poter lavorare presso una banca estera e finalmente, dopo diversi colloqui, sono riuscito ad entrare in UBS Italia dove ho iniziato la “gavetta” partendo dal back office titoli, per passare qualche anno dopo al ruolo di assistente junior ed arrivare infine al ruolo di client advisor, ossia la persona che segue direttamente la clientela.

Dopo quasi 15 anni a metà del 2019 ho deciso di intraprendere una sfida più impegnativa passando a libero professionista in Allianz Bank Italia.

Una curiosità da dire durante questo percorso professionale è che nel periodo Arca-UBS mi sono iscritto all’università frequentando il corso serale, riuscendo a laurearmi nel 2006.

2) Ci puoi fare alcuni esempi di consulenza che offri con Allianz?

I servizi che offriamo in Allianz sono molteplici e tutti quanti convergono nella protezione del patrimonio.

La consulenza patrimoniale si racchiude in quattro pilastri:

A- Investimenti

B- Analisi degli immobili

C- Il retirement

D- La pianificazione successoria

In sostanza analizziamo la situazione olistica patrimoniale del cliente, evidenziando eventuali punti critici e quindi meritevoli di attenzione.

Facendo poi parte del gruppo Allianz, che ricordo essere uno tra i primi gruppi a livello mondiale ed il primo in Europa, abbiamo la possibilità di offrire al cliente anche tutta l’assistenza per quanto riguarda la parte assicurativa, quindi casa, auto, animali domestici e così via.

Non dimentichiamo inoltre che Allianz Bank è banca in grado quindi di offrire tutti quei servizi tipici di una banca tradizionale, le nostre sedi si trovano in tutte le principali città italiane.

3) Quali sono le figure che maggiormente rappresentate?

I nostri clienti per la maggior parte sono persone fisiche e di tutte le età a partire anche dai 5 anni.

Ogni persona è differente e quindi di riflesso anche le esigenze sono differenti. Non esiste un qualcosa di preconfezionato, tutti i prodotti finanziari proposti sono “Tailor Made” quindi fatti su misura per il cliente che abbiamo di fronte.

Una cosa tengo a sottolineare, a parte le polizze vita che ovviamente sono della casa, noi abbiamo stretto accordi con le maggiori case di investimento a livello mondiale, questo significa che gli strumenti finanziari non sono esclusivamente Allianz.

Abbiamo anche dei servizi per le persone giuridiche e gli imprenditori che affianchiamo durante il loro percorso di crescita.

4) Ti servi di altre figure professionali per svolgere il tuo lavoro non ordinario?

Certamente mi servo di altre figure all’interno della nostra struttura, questo perché nessuno sa tutto di tutto. Io mi occupo principalmente per la parte della consulenza ed analisi finanziaria, ma una volta esaminata la situazione dei punti della domanda 2, nel momento in cui bisogna far atterrare i pensieri e metterli in pratica abbiamo bisogno di specifici professionisti. Il fine è ovviamente trovare la miglior soluzione che soddisfi l’esigenza specifica del cliente. Ognuno ha esigenze e obiettivi diversi.

5) Ci puoi raccontare, brevemente, un aneddoto che semplifica e dà bene l’idea della tua attività quotidiana?

Posso raccontare di quando mi è stato presentato da un mio cliente una persona non sposata, convivente con la sua compagna e le sue figlie gemelle piccole di 4 anni.

Lui imprenditore con la sua ottima azienda in comproprietà con il fratello ed una posizione finanziaria ed immobiliare di rilievo mentre la sua compagna totalmente dedita alla crescita delle figlie.

Durante il primo incontro conoscitivo ed essermi presentato gli ho iniziato a fare molte domande ed ho compilato il mio client report.

Al secondo colloquio gli ho presentato Allianz Bank con i suoi servizi e successivamente l’analisi del client report, dal quale emergeva una situazione da allarme rosso.

Essendo loro coppia non sposata la compagna risulterebbe totalmente estranea in fase di successione. Gli unici eredi sarebbero state le figlie minori. Significa che da lì ai 18 anni del patrimonio se ne sarebbe occupato esclusivamente un giudice tutelare. Non solo c’è di mezzo anche un’azienda che sarebbe andata a due minori e quindi altri problemi. Il tutto risolvibile con un banale pezzo di carta ed una penna, un testamento! Ovviamente è stato fatto anche altro…

In Italia solo il 13% circa degli italiani redige un testamento, per il resto ci si affida alle leggi datate del Codice Civile.

Ci sono successioni che durano anni per via del fatto che gli eredi si fanno la guerra tra loro.

A volte basta poco per accorgersi che basta poco ed è qui che è sempre utile parlare con un professionista perché la soluzione si trova sempre a tutto.

Cos’è “La Milano che lavora”

La Milano che lavora” (una sorta di Pronto Intervento Lavoro 2.0) si presenta come un blog innovativo, accessibile a tutti, che intende offrire una panoramica snella, rapida, ma anche approfondita ai propri lettori sul mondo del lavoro a Milano e in Lombardia.

Già da marzo/aprile 2015 esso ha offerto una sorta di vetrina dedicata al mondo delle piccole e medie imprese, degli artigiani e dei commercianti, ma comunque di tutte le possibili occupazioni, anche di lavoratori autonomi, dipendenti, professionisti etc.

Il blog sarà ricondiviso sulle pagine LinkedIn dei due contributors, ovvero Marco e Cristiano Franzoso.

Continueremo a monitorare ed approfondire per avere una visione a tutto tondo del mondo del lavoro ADESSO e delle opportunità future. Ottimo spunto, dunque, per una riflessione o per uno scambio di opinioni per chi crede che, in Milano (la ex città da bere degli anni’80) o in Lombardia si possa ancora lavorare o dare lavoro con risultati e profitti.

  • Una sezione molto interessante ed innovativa, una sorta di vetrina, è sempre quella dedicata ad alcuni casi specifici (in Milano e Lombardia) con anche interviste a quegli “attori” che nello scacchiere del mondo del lavoro che possano dire, negli anni della crisi, “ce la faccio!”.
  • Una nuova sezione fungerà anche da network privilegiato e selezionato per possibili collaborazioni.

Vi sono altresì degli speciali dedicati ad eventi particolari, i quali trattino, contemporaneamente, più tipi di professioni, mestieri e/o occupazioni. Sono anch’essi visibili in una sezione a parte.

Il blog nasce da un’idea di Cristiano Franzoso (avvocato, scrittore ed ex giornalista).